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Alice nel paese di cappuccetto rosso. di Roberta de Carolis

ALICE NEL PAESE DI CAPPUCCETTO ROSSO

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Quella sera era proprio stanca, Alice. Sempre a giocare! Anche i bambini si stancano, prima o poi - pensava mentre si coricava a letto. Bimba bislacca: “Non voglio andare all’asilo, mamma! Fanno tutte cose stupide! E poi sono tutti piccoli!”. La mamma sorrideva a queste affermazioni, pensando che era tutta colpa di uno strano scherzo della natura, che aveva fatto crescere in maniera abnorme la figlia…Si sentiva grande, la piccola di appena quattro anni, ma era solo per una ventina di centimetri in piu’ rispetto alla media dei suoi coetanei… Vai a spiegare questo ad una bimba!- pensava la donna. Così quando alcune bambine piu’ sveglie le gridavano: ”Sei solo piu’ grossa!”, lei replicava: ”No, io sono piu’ grande!”. Bah, che strana la vita: i piccoli vogliono essere piu’ grandi, e i grandi piu’ piccoli –concludeva fra sé e sè la giovane mamma…Comunque quella sera era proprio stanca, la piccola Alice, e si mise a letto, ma non aveva sonno. Pensava al suo amico coniglio ritardatario, che ancora ogni tanto la veniva a trovare: ”In effetti è un po’ che non si fa vedere… Chissà che fine ha fatto!”. Gli era affezionata proprio, e poi rappresentava un po’ il sogno di tutti i bambini: Alice si sentiva la prescelta, custode unica e insostituibile di qualcosa che gli adulti non avrebbero capito. Eh sì, nei bimbi c’è sottilmente nascosto un istinto di rivalsa nei confronti degli adulti, di rifugio verso un mondo dei piccoli, solo loro. Così Alice non poteva stare troppo tempo lontana dal suo coniglio, perché voleva di continuo rinnovare questo patto, un patto di identità. Lo attese per parecchie ore -finse persino di dormire quando sentì la mamma entrare- ma il suo amico non si vide. Allora –ormai non avrebbe piu’ dormito- uscì quatta quatta dalla finestra. Era una notte quieta, come spesso succedeva in un piccolo centro immerso nella campagna come il suo, e Alice iniziò ad inspirare profondamente…All’inizio sembrava volesse solo riempirsi di quell’aria, ma poi i respiri divennero sempre piu’ rapidi, ansiosi… “Mi sono persa!”, disse ad alta voce. Una voce cavernosa le rispose “Tranquilla, Cappuccetto Rosso, ci sono io con te”. Alice si girò di scatto e vide un grosso lupo nero che puntava i suoi agghiaccianti occhi verso di lei. “Non sono Cappuccetto Rosso, brutto lupo, sono Alice!”. Ma il lupo sembrava non sentire…Iniziò a dirle che la strada per la casa di sua nonna era giusta, perché lui veniva da lì e che, se voleva, l’avrebbe accompagnata. Aggiunse anche che la stava aspettando, ma non era venuta ed era per questo che era venuto a cercarla. Nel frattempo Alice continuava a dirgli che stava sbagliando persona, che non lei Cappuccetto Rosso, che quello non era il suo posto… Nulla: parole al vento. E non riusciva nemmeno a toglierselo davanti. Aveva paura di scappare, però la situazione si stava facendo imbarazzante. Sentiva di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Iniziò a tremare, piu’ per la sensazione di essere al posto di qualcun altro che per la paura del lupo, che appariva al momento abbastanza innocuo. Pensava a dove fosse la vera Cappuccetto Rosso e al perché il lupo la scambiasse per lei. Ad un tratto le venne in mente di fare al lupo una domanda a cui, forse, avrebbe risposto: ”Lupo, ma perché pensi che io sia Cappuccetto Rosso? Sbaglio o tu non l’hai mai vista?”. Alice infatti aveva la sensazione che il lupo e Cappuccetto Rosso in realtà non si fossero mai incontrati... Il lupo fu colto di sorpresa, come se dovesse rispondere ad una domanda ovvia e non si aspettasse che una bimba dell’intelligenza di Cappuccetto Rosso si chiedesse una cosa del genere. Comunque affermò sicuro: ”Ma chi dovresti essere, scusa? Sei qui con me, nel bosco e sei sulla strada della nonna. E’ ovvio che sei Cappuccetto Rosso!” Alice era incredula: il lupo non sapeva chi fosse Cappuccetto Rosso, ma non gli balenava neppure l’idea di una possibile coincidenza. La bimba riprese:” Ma è solo una coincidenza! Sono passata qua per caso, perché non riuscivo a dormire. Non sto andando da mia nonna e poi mi chiamo Alice! Aaaaaalice! Hai capito?!”. Il lupo si guardò in giro, osservò la bambina e senza dire piu’ nulla la inghiottì in un sol boccone. A questo punto pensò:” Ma non dovevo mangiare Cappuccetto Rosso nella casa di sua nonna?”.
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