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Biblioteca Universitaria di Napoli

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L’istituzione di una biblioteca fornita di una “quantità bastante di libri di tutte le scienze”, e dotata di apposita regolamentazione, risale - prima in Italia - alla riforma degli studi universitari varata da Pedro Fernandez de Castro, conte di Lemos, viceré di Napoli dal 1610 al 1616, sul modello di Salamanca. Per la nuova sede dell’Ateneo viene incaricato l’architetto Giulio Cesare Fontana che avvia la ristrutturazione della vecchia cavallerizza fuori la porta di S. Maria di Costantinopoli: il Palazzo degli Studi, a lavori non ancora ultimati, viene inaugurato il 14 giugno 1615 con un variopinto corteo di dignitari e accademici. La prammatica De Regimine Studiorum Civitatis Neapoli del 30 novembre 1616, riserva il titolo IX alla costituzione di una libreria che, nel programma, gode del diritto di prelazione nella cessione di librerie private e di vendita dei doppi esemplari per ricavare i fondi necessari per i futuri incrementi. La gestione della libreria, aperta alla pubblica consultazione “due ore la mattina e due la sera per comodo degli Scolari”, viene demandata ad un “Librajo molto intelligente ed esperto”, incaricato dell’ordinamento e della sorveglianza dei volumi “incatenati ne’ banchi” all’uso delle biblioteche rinascimentali. Carlo di Borbone, una volta asceso al trono di Napoli, dietro la sollecitazione degli Eletti della Città, ordina la ripresa dei lavori del Palazzo degli Studi; le misure adottate negli anni seguenti mirano a restituire al complesso universitario decoro e funzionalità fino al suo definitivo trasferimento, nel 1777, all’interno del soppresso Collegio Massimo dei Gesuiti al Salvatore.
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