Torna online anche il glossario informatico. Per ora con gli stessi contenuti ma al termine della migrazione del sito ricominceranno anche gli aggiornamenti.
Aspettavo da tanto questa notizia: finalmente i siti delle cosiddette "aste al ribasso" hanno i giorni contati. Credo che il meccanismo legale per arrivare al sequestro di alcuni di questi siti sia stata l'asimilazione al gioco d'azzardo che, tranne alcune eccezioni, in Italia è illegale o meglio è consentito ma regolamentatissimo.
Basta fare un giretto sui principali siti di aste al ribasso per trovare il messaggio che informa dell'avvenuto sequestro. Era ora!
Proviamo a fare un riassunto delle puntate precedenti: Murdoch, il magnate della televisione e dei media in Generale, il padrone (tra le tante cose) di sky, del New York Times e di tante altre testate ha detto che non gli va bene la piega che stanno prendendo alcune cose. Non gli va bene che google pubblichi le new, prelevate dalle sue testate giornalistiche e le pubblichi sul suo sito. Non gli va bene che tutti i contenuti online debbano essere gratuiti. Non gli va bene il fatto che, di fronte al declino dell'editoria tradizionale (cartacea) il trasferimento dei ricavi passi soprattutto da google.
Murdoch ha anche minacciato, sbraitato urlato di voler chiudere a google i propri siti e tanti tecnomani hanno sghignazzato, pensando che nemmeno il new york times può fare a meno di google.
Ragioniamo un attimo, asetticamente se possibile. Il new york times, più in generale i giornali e i produttori di contenuti, producono le notizie. Per farlo devono pagare dei giornalisti i quali hanno il brutto vizio di mangiare. La cosa non vale solo per i giornalisti e la loro casta: chiunque scriva in modo professionale, per il web o meno, deve essere remunerato non può essere tutto amatoriale.
La carta vende molto meno, i banner non bastano a pagare chi scrive.
Google prende i contenuti del new york times (così come di tutti gli altri siti), lo rimacina e lo ripubblica sul proprio sito, in cambio fornisce un certo numero di utenti. Google però è anche cliente del new york times (e di molti altri giornali) dato che compra i banner. E' vero che il motore di ricerca fornisce accessi ma è anche verio che è "parassitario" nel senso che non produce niente, se tutti i giornali e tutti i siti del mondo si mettessero d'accordo per chiudere l'accesso allo spider google morirebbe in pochi giorni.
Riassumendo: Murdoch vuole più soldi da google e, molto probabilmente, con tutto il suo gridare li ha ottenuti (anche se a noi comuni mortali non è dato saperlo con certezza).
Murdoch il vecchio, l'antipatico, il riccastro, il paperone... ha ragione? Secondo me parecchio, o si trova un modo per remunerare chi produce i contenuti oppure vedremo un lento ma inesorabile declino di questi, semplice. Google, con tutti i suoi meriti, dovrebbe contribuire maggiormente destinato una fetta maggiore dei suoi ricavi ai produttori dato che senza di questi non potrebbe esistere.
In molti pensano che la politica sia troppo distante da internet, almeno per quanto riguarda l'italia. Sicuramente l'età media dei nostri parlamentari che contano non aiuta ad avere fiducia in una moderna visione dei nuovi strumenti di comunicazione da parte delle istituzioni eppure credo che ci sia una sottovalutazione.
Noi che viviamo di internet e che ne cosciamo i meccanismi tendiamo troppo spesso a essere presuntuosi, come se per arrivare a questa conoscenza ci fosse un percorso lungo e difficile.
La notizia è che il Quirinale ha aperto un canale su youtube; questo non significa che il presidente Napolitano passi le giornate sul web ma che nel suo staff c'è gente che ha le competenze necessarie a capire di cosa stiamo parlando, non a caso i commenti sono bloccati.
Credete davvero che ogni volta che si vocifere di una nuova leggina atta a "regolamentare" internet dietro le quinte ci sia solo una manica di incompetenti? Io non la penso così: nel 2010 vedremo nuovi assalti con nuovi tentativi di regolamentare internet, la superficie farà sembrare questi tentativi come goffi ma in realtà alle spalle ci sarà gente estremamente competente che tenterà a tutti i costi di difendere posizioni di forza attuali: case di produzioni di film e musica che si sentono minacciate dal peer to peer; istituzioni che inorridiscono osservando la facilità e la velocità con cui commenti circolano online; quotidiani, radio e televisioni che ogni giorno perdono audience e inserzionisti, a favore di mezzi di comunicazione alternativi.
Useranno sempre la tattica delle diversione: verrà presentata una proposta di legge orrenda, con qualche cosa di inattuabile, tecnicamente e democraticamente (tanto per fare un esempio l'abolizione dell'anonimato sul web). Il corpo centrale verrà rimaneggiato e alla fine eliminato lasciando passare qualche "corollario" che è invece il vero obiettivo del legislatore. Tanto per fare un esempio la pena per chi diffonde una canzonetta con il peer to peer sarà identica a quella prevista per la detenzione di armi da guerra.
Come dite? è già così? Opsss
Il famoso webmaster romano Daniele Imperi riprende il manifesto di internet con una traduzione in italiano più fedele e complessivamente migliore. L'originale può essere consultato direttamente su internet manifesto.
Alcune considerazioni mi sembrano interessanti, alcune condivisibili, altre meno e, secondo me, ci sono alcune lacune. Quello che mi lascia perplesso è l'impostazione: internet secondo me è "solo" un mezzo di comunicazione, più evoluto rispetto a quelli che conoscevamo prima e quindi offre delle potenzialità nuove quindi il senso di un manifesto non lo capisco e tantomeno riconosco l'autorità di chi vuole scriverlo, indipendentemente dai titoli.
Mi pare un po' come se qualcuno in passato avesse voluto scrivere il manifesto della radio. Chi avrebbe avuto titolo per farlo? Marconi? E che cosa avrebbe dovuto scriverci dentro? Le comunicazioni radio vengono usate per trasmettere suoni e immagini, in modo uni o bi-direzionale (televisione, telefono). La nascita delle radio ha certamente cambiato il panorama dell'informazione, con la televisione il potere della stampa è diminuito ma, come spesso accade in concomitanza con invezioni tecnologiche importanti, alcuni poteri sono crollati, altri sono stati ridimensionati e altri ancora sono nati.
Internet sta togliendo potere alla stampa e alla televisione, avviare un sito richiede meno risorse di una testata giornalistica o televisiva ma non per questo tutto quello che viene fatto in rete è bello e democratico, basta guardarsi un po' attorno per accorgersi che nuovi potenti stanno sempre più saldamente prendendo il controllo dell'informazione.
Le statistiche Nielsen per il gennaio 2009 evidenziano alcuni dati interessanti. Tutto il comparto della pubblicità pare in contrazione, immagino riflesso piuttosto irrazionale della cosiddetta crisi. L'aria di pessimismo spinge le aziende a tagliare gli investimenti pubblicitari a quanto pare. Mi sfugge un po' la logica ma tant'è ...
Il dato interessante è gli investimenti pubblicitari sono in calo sensibile su tutti i mezzi tradizionali (televisione -15,7%, stampa -25.5%, periodici -27,3%, radio -30,9%) ad eccezione di internet che registra un leggerissimo aumento (+1,8%).
So anche io che i fati peggiori saranno quelli di febbraio e marzo ma trovo interessante sottolineare che, dopo aver sorpassato la radio internet, in termini di fatturato pubblicitario, si avvicina alla quota dei periodici.
Credo che la possibilità di controllare costantemente il budget e di misurare il ritorno dell'investimento siano le due armi vincenti della pubblicità fatta via internet oltre al costo, decisamente basso se paragonato ai media cosiddetti tradizionali.