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Spiriti serali,
ectoplasmi
prigionieri
di urla e dolore.
Medusa,
che non sa amare,
aspetta la morte,
da sola,
i capelli saettanti e nervosi.
MOSTRO.
Ma mostro di pensieri,
d’esistenza,
di colori
e
d’arcobaleni
temperati
da acque di cristallo,
di alisei di paure,
di confusione
d’uragani,
di fertili sogni,
d’azzurre lacrime,
di corallini sorrisi.
Nei giorni perduti
a rincorrere il mondo,
Medusa già sapeva.
Nel fuoco d’uno sguardo,
occhi vuoti,
di pietra:
ecco il
MOSTRO
-Scappate,
ecco il mostro!
Attenzione!
Uno sguardo e v’impetra!
Correte,
il roveto già brucia!
La strega!
Capelli-serpenti
d’ebrea!
Imbracciate i forconi!
Prendete i fucili!
Non guardatele gl’occhi!
Crucifige!
Venite!
Correte!
Attenzione!
Una donna!
Senz’anima!
Lebbrosa!
Bianca forma insonne!
Attenzione:
uno sguardo e v’impetra!-
Una vita scoperta
di gesti vuoti,
di chi,
libero,
senza guida,
si riempie la bocca
di rose mature e concrete.
Medusa, stasera,
la chioma scoscesa
che s’agita viva,
attende,
tra le note sommesse
del volo degl’ultimi uccelli.
Medusa,
sguardo di notte senza stelle,
si stringe le mani di schiuma.
Aspetta, serena,
l’uomo che,
solo,
potrà cercarle
lo sguardo.
La vita, fuori,
spigola le ore
e acuisce il Tempo,
mentre pallide ombre
rinnovan lo sgomento.
Medusa si veste
d’una fumosa ragnatela
di luce:
nessuno ha mai contemplato
la bellezza rappresa
del suo corpo stupendo
-Ah!
Il Mostro!
Fuggite!
Uno sguardo e v’impetra!
Ecco,
prendete le pietre,
lanciatele addosso
a Maria Maddalena!
Attenzione,
ché mangia i bambini!
Scappate!
Sparate!
Comunista!
Di certo ha anche
un piede caprino!
Attenti!
Uno sguardo e v’impetra! –
Medusa si stende
sul viso
un profumo potente,
che tradisce l’incanto.