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Racconto di
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FOSFORO/FOSFORO/OSSIGENO/FLUORO/ PAUSA/ ZOLFO/ FOSFORO/PAUSA/ CARBONIO/OSSIGENO/ ZOLFO/ IDROGENO/FOSFORO/OSSIGENO/FLUORO/
Nulla al di là dello scambio e del tatto, dell'elaborazione di energia.
La mente di razza formulò la comunicazione attraverso l’alternanza delle molecole: un flusso continuo che determinava la vita, la morte, la citodieresi.
L’immensa nube si stese sopra l’orizzonte, guidata dalla ragnatela dei passaggi chimici.
Si stese lungo le sporgenze rocciose d’azoto e ammoniaca del silenzioso asteroide ed attese, continuando, febbrile, il ricambio vitale.
Attraverso il suo misterioso alfabeto morse chimico il Tutto governava gli individui che ne erano parte, riuscendo ad organizzare il semplice nel complesso.
Fu lì, ferma sopra la roccia immota, che la Mente individuò l’anomalia.
Ci fu un lampo di rigetto.
Le molecole sconosciute s’insinuarono furtive attraverso gli scambi preordinati, mandando per un istante in cortocircuito il sistema di comunicazione.
Tutto fu subito ripristinato, secondo il codice consueto e noto.
CARBONIO/CARBONIO/FOSFORO /OSSIGENO/ FLUORO/ OSSIGENO/ IDROGENO/
La struttura fu assorbita e rigettata, inutile alla produzione di una nuova energia.
Era già successo molte altre volte.
La Mente comprendeva.
Non tutto poteva servirLe per mantenere l’ordine delle parti e moltiplicare la frequenza della produzione degli impulsi elettrici.
Nel vento cosmico aveva frequentemente scoperto che non tutto si poteva trasformare in cibo.
La Mente soppesò quel disco di silicio per espellerlo nel vuoto.
Morte e vita.
Pensiero e ricordo.
Un nanosecondo d’eterno scosse memorie riposte che Essa individuò come schemi d’ordine al di là del caotico muoversi degli scambi molecolari.
Si chiese perché.
Perché Le era stato imposto proprio quel ordine, quel alfabeto, quella scrittura di atomi, per dire ciò che doveva ai singoli individui che esistevano all’interno di Lei, con Lei, per Lei.
S’interrogò se e quando tutto ciò avesse avuto un inizio o un senso.
Scosse, impotente, l’energia intrinseca ai legami chimici per recuperare ricordi, ma faticò a riconoscerli.
Morirono molti individui nella ricerca.
Si sentì stremata.
La presa sull’asteroide si allentò.
La pratica dello scambio riprese vigore e milioni di individui rilassarono le mete.
La Mente, più forte, mandò ordini al sistema di espulsione perché si liberasse del disco di silicio.
Ma la mutazione per l’intrusione era già in atto.
Giunsero alla Mente i primi input chimici.
Nebbia.
Luce.
Percezioni dell’universo diverse: un passato pluridimensionale, Piani di registrazione dei dati acquisiti attraverso strumenti alieni.
Colori ottenuti non solo da alternarsi di legami molecolari, ma come onde energetiche, a frequenze multiple, saporose, acute di musiche scandite non di scambi di protoni e neutroni, ma da vibrazioni dell’energia stessa.
Erano lì, dentro il disco di silicio che voleva gettare.
La Mente riconobbe, in un’illuminazione improvvisa, che permise la scissione di miliardi d’individui, le ossa antiche di un passato che Le era appartenuto.
Cominciò con pazienza infinita a decrittare con i mezzi che aveva le linee del disco d’argento, per la prima o l’ennesima volta, ascoltando i suoni di un passato senza date.
Fu una lista di nomi e profumi da annodare in mezzo agli individui che creavano le sue immense sinapsi di OSSIGENO/ FOFOFORO/ FOSFORO/ ZOLFO/ CARBONIO/ OSSIGENO/ IDROGENO/ FOFOFORO/ FOSFORO/ PAUSA Il sonno del Tempo aveva vinto la sua consapevolezza, prima della trasformazione, prima che la Stella espandesse i suoi confini
d’esperienze atomiche, prima di cominciare da capo.
Iniziò assorbendo l’idea che al principio era stato l’individuo (la Mente faticò a rappresentare).
Nulla era mai stato prima staccato dall’insieme.
Nulla poteva esistere al di fuori del tutto che era Lei.
Eppure lì, nel silicio, era raggrumata una comunicazione che Le risultava, in qualche modo, familiare.
L’incipit raccontava l’individuo che operava al di fuori degli altri individui ed interagiva con loro attraverso forze disordinate, non ritrascrivibili nell’alfabeto dei suoi processi.
Si ritrasse, spaventata, da quella enormità.
Si fece guardinga.
Questo era il Male, per Lei.
Il cancro.
Voleva dire non rispondere agli ordini impartiti, alle leggi della grammatica chimica, che costituivano il testo indispensabile alla sopravvivenza.
Voleva dire la Morte.
I ribelli, impazziti, proliferavano senza ritegno, modificando gli equilibri necessari a mantenere l’ordine e la vita di tutti gli altri e di se stessa.
Nel nome della sopravvivenza del numero, i pochi degeneri dovevano essere uccisi.
Solo la mediocrità dei legami sintattici della chimica istintuale vita-morte-nascita, Le permettevano di “essere” nel buio profondo della notte infinita.
La pervase una sensazione di guasto, di morte.
Per un attimo ebbe come paura: fu in quel sintagma di OSSIGENO/ IDROGENO/IDROGENOCARBONIO/CARBONIO/CARBONIO/FOSFORO/
che ricordò il disco di silicio, dove, universi temporali prima, qualcosa che era stato e non era più aveva lasciato il segno dell’imperfezione dell’individualità.
Credendo di riuscire a percepire l’iterazione della creazione, la Mente assimilò, subordinandole al suo codice chimico, le prime storie.
D lì in poi avrebbe impiegato l’eternità ad esprimerle ed interpretarle.
CARBONIO/CARBONIO/CARBONIO/FOSFORO/ AZOTO/ /FLUORO/ PAUSA/ AZOTO/CARBONIO/OSSIGENO/ OSSIGENO/ AZOTO/PAUSA /FOSFORO/FOSFORO
Dalla notte di tutti i tempi un lungo lamento tagliò l’iperuranio degli archetipi che si proiettavano nella totalità degli universi, riconoscibile ad ogni latitudine dell’abisso.
I nomi e le voci si fecero più chiari.
Ebbe inizio il dramma.
IDROGENO/FOSFORO/CARBONIO /OSSIGENO/FLUORO/ PAUSA/ ZOLFO/ FOSFORO/ IDROGENO/FOSFORO/FOSFORO/OSSIGENO/OSSIGENO/FLUORO/
Canta il tuo carme di numero vuoto,
Caos primigenio convivente con l’Uno,
Padre di tutti i numeri pieni,
dentro cui vive l’Infinito linguaggio
del Verbo, modello primordiale
che assolve nell’ordine
della musica raggelata dei mondi
la divina forma umana,
categoria eccellente
nella Idea fecondante.
La danza degli atomi
all’inizio del mondo
specificò la tua essenza,
ma non saresti pensato
se non ci fosse il pensante.