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La morte non arriva PDF Stampa E-mail
Scritto da Pieru   
Tuesday 13 May 2008
Ultimo aggiornamento ( Tuesday 13 May 2008 )
 

Pagina vista : 701    

Pubblicato in : Racconti, Vostri racconti

Indice articolo
La morte non arriva
Pagina 2
La morte non arriva

Racconto di drikkol_pesh Mi svegliai dopo ore…o minuti,non lo sapevo allora e non lo so adesso.
Le mani legate alla sedia e le gambe altrettanto,che fare?...non ne avevo idea.
Un dolore lancinante mi lacerava le carni ad ogni respiro; le ossa sbattevano contro la pelle e sembrava volessero uscire da quel corpo che ormai era solo l’involucro di quello sconvolgente dolore. Inspira. Espira .Inspira. Espira…le costole contro i polmoni…. Sentivo come degli aghi...che cercavano di forare le membra di quelle sacche che sarebbero dovute essere colme d’aria e che invece contenevano solo sangue…il mio sangue?...Non ne ero certo…Sangue che pulsava,che continuava a riversarsi lì anziché nelle vene,a breve si sarebbero riempiti i polmoni e avrei terminato di respirare. Tutto quel liquido rosso,un rosso vivo,quasi allegro,sarebbe uscito da qualsiasi cavità del mio corpo,milioni di rivoletti sarebbero andati ad otturare le orecchie…il naso…la gola si sarebbe chiusa,le ferite non ancora rimarginate si sarebbero riaperte di lì a poco e anche da lì il sangue avrebbe fatto capolino,come un cucciolo di canguro dal marsupio dell’amorevole madre.
Dagli occhi,perfino…le mani iniziarono a dolermi più di prima…un dolore acuto,evidentemente il sangue non stava affluendo e i muscoli ne risentivano.
Nel buio totale,quasi riuscivo a vedere quelle braccia bianche,cadaveriche, scheletriche…quasi brillavano in quella oscurità tetra e spaventosa che fin da piccolo m’aveva terrorizzato. Il momento era vicino,me lo sentivo…le palpebre pesanti che tremavano,le caviglie intorpidite,non cercai nemmeno di muovermi,rimasi in attesa…in attesa di quella mano che immaginavo calda…quella mano che mi avrebbe preso e mi avrebbe condotto nell’oblio. E così stavo per morire,giusto?Che ne sarebbe stato del mio corpo?,nessuno l’avrebbe mai trovato…a meno che qualcuno sapesse che mi trovavo lì…I pensieri mi tormentavano…La gente che mi conosceva che avrebbe pensato della mia scomparsa????...Di certo non se ne sarebbe accorto nessuno,la mia vita:insignificante. Mi venne in mente un film in cui il protagonista pensava esattamente tutto quello che stavo pensando io in quei minuti,mi resi conto che quello che stavo facendo era recitare un copione. Tutte le storielle che m’ero raccontato sul sangue che mi avrebbe ucciso…tutte bugie,non avevo idea di quello che sarebbe accaduto ma desideravo morire da anni,quale se non questo sarebbe stato il momento migliore per portarmi alla morte?...Per tutta la vita ero scappato dagli spettri del mio passato,per tutta la vita m’ero nascosto,come un codardo,un vigliacco,un coglione!...Il disprezzo che provavo per le mia incapacità di reagire era…indecifrabile,forse lo è tuttora. La testa intanto mi pulsava e delle fitte tremende…ancor peggiori delle precedenti,mi dilaniavano le il cervello,tutti quei pensieri erano stati eccessivi per quel momento di dolore. Ad un tratto un flash,una luce abbagliante mi accecò e capii di essere morto…o quantomeno…lo desiderai. Non accadde nulla,non morii e rimasi lì su quella maledetta sedia,intontito dalla luce. Qualcosa era per forza successo. Sentivo una sorta di presenza…eh…quando si dice: “il sesto senso”…c’era qualcosa lì accanto a me.
Qualcosa di piccolo,forse un qualcuno. Realizzai che i piedi erano ricoperti di insetti,li riconobbi:scarafaggi bastardi. Quegli esserini con quelle loro orride zampette tastavano la mia pelle. Fredda. Milioni di scarafaggi mi ricoprirono le caviglie,le ginocchia…infine le cosce…Ero paralizzato,questa volta non dalle catene che mi tenevano legato,ma dall’orrore…dalla paura. Il cuore si fermò,o almeno è quello che provai…come se un coltello vi si fosse conficcato in mezzo e l’avesse stoppato,come se quegli tesserini avessero premuto in me il pulsante: standby . Per farmi stare immobile e poter fare di me ciò che volevano. Pensavano quei bastardi…percepivano il mio terrore…da sempre avevo avuto paura di loro e da sempre li avevo uccisi,ora era il momento della vendetta. Soliti pensieri da film,sapevo che non potevano capire e che per loro ero solo un buon posto in cui vivere. Con quelle zampette e le antennine mi camminavano addosso sfiorandomi e rilasciando bava e liquidi che pizzicavano…era orribile. Entrarono nelle orecchie,li sentii su per le dita…sotto la pelle…addirittura si erano intrufolati sotto la pelle del pene. Il dolore che provai fu:indescrivibile. Nemmeno se avessi il “Dizionario delle sensazioni orrende” con più di mille vocaboli non saprei descrivere minimamente quello che provai nel sentirli dentro di me…nel sentirli sotto la pelle. Non mi stavano mangiando vivo,bensì stavano creandosi degli spazi per deporre le uova e procreare…ce l’avevano fatta…le membra mi si contrassero a tal punto,per lo sforzo di contenere quelle cose che il corpo non riconosceva,che uno spasmo mi fece cadere,e la sedia con me naturalmente…sbattei la testa contro qualcosa,un tubo forse…e così mi feci un taglio in fronte da cui sgorgò il sangue,che ore prima avevo temuto mi avrebbe ucciso. In ogni caso le mani,non so come,si erano liberate dalle catene,iniziai a grattarmi con un impeto bestiale,come se avessi voluto strapparmi quella pelle e liberarmi dei nuovi ospiti indesiderati che ne avevano preso il possesso. Mi toccai dappertutto e dappertutto trovai solo bozzi,erano loro,loro che scavavano in me,disgustoso. Mi slegai infine anche le gambe e m’alzai in piedi. Urlai per la prima volta. Urali fino a che non sentii qualcosa in gola…tossii... sputai… ma non successe nulla…m’infilai un dito in gola e cercai di vomitare. A quel punto vidi un mucchio informe,nero e bianco…erano…le uova con le mamme scarafaggio;non tutte,solo una parte di quel numero sterminato che s’era ormai annidato nelle mie interiora. Iniziai a correre. Dove stavo andando??...non ne avevo idea. Corsi per non so quanto tempo…avevo perso la cognizione,non sapevo se fuori dalla mia “prigione” era giorno o notte,non sapevo in effetti nemmeno da quanto tempo mi trovavo lì,né per quanto tempo mi ero dibattuto in preda al terrore. Mi scontrai contro un muro. Caddi e la ferita sulla fronte si riaprì,il sangue sgorgò ancora. Mi venne sete. Ma non osai bere il mio sangue…ero decisamente impazzito se l’idea di berlo mi aveva anche solo leggermente sfiorato la mente. Cercai di toccarmi e notai che gli scarafaggi erano ancora là…ancora là sotto…dentro me. Ma mi era passato il prurito. Non mi davano più fastidio,non sapevo che fare. Cercai di rialzarmi e nell’appoggiarmi al muro,con le dita,sfiorai qualcosa che tintinnò….vetro…mi vennero in mente le bottigliette che il farmacista mi dava ogni sabato. I sonniferi. Un giorno mi sarei ucciso con quelli se non fossi stato attento alle dosi,ma in effetti l’avrei fatto consapevolmente, perchè odiavo lo stato pietoso in cui mi trovavo. Con quei sonniferi dormivo e facevo incubi tremendi…ma mai peggiori della vita che m’aspettava là fuori,fuori dal quel mio monolocale del cazzo, fuori dalla quella città,dimora solo di puttane,papponi e poliziotti corrotti. In qualche modo mi ricordava quel film…Sin city,solo che l’unico peccatore ero io. Gli altri rappresentavano la normalità,tutti i bastardi che giravano in quel luogo erano frutto dell’inconsapevolezza del catafascio a cui stava andando incontro il mondo intero. Ancora una volta m’ero perso in quei pensieri…e m’accorsi delle lacrime che mi rigavano il viso…la rabbia che mi pervadeva era…era…presi una di quelle cose di vetro,la ruppi e con il lato tagliente sfregiai la pelle…dei tagli profondi,quasi fino all’osso,non vedevo nulla e continuai,sentii la liberazione…gli scarafaggi,quei bastardi,stavano uscendo…continuai e continuai…solo…non riuscii e tagliarmi il viso. Ancora non so come potei fare quel che feci...Caddi a terra privo di sensi…scosso dagli spasmi. Non sentivo il sangue fuoriuscire. Non sentivo nulla. Desiderai davvero morire…anni prima…verso i 15….avevo cercato di impiccarmi,che scemo ero. Attaccai la corda al bastone della doccia che dopo mezzo secondo si ruppe…io ne uscii incolume e nessuno lo seppe mai. Successivamente ci riprovai,cercai di tagliarmi le vene,ma mi mancò il coraggio e così iniziai a prendere i maledetti sonniferi…se li avessi avuti lì con me avrei fatto l cosa migliore…li avrei presi tutti e sarei morto. Era l’unica via d’uscita. Ma sarei morto dissanguato,ne ero certo. Mi risvegliai e pensai di essere nel mio letto,non ricordavo un accidente,poi mi toccai e capii dove mi trovavo. Mi rannicchiai in un angolo e iniziai ad attendere. Sono ancora qui che attendo….non so cosa,mi sento immortale. Forse sono passate solo poche ore dal mio risveglio,o giorni, non lo so.
E non lo saprò mai. Nessuno lo saprà mai. La pace che c’è qui è paradisiaca,non dover affrontare le giornate è liberatorio. Forse sono già morto e non lo so. Il paradiso in ogni caso non esiste,o almeno, lo spero, se esistesse sarebbe la conferma che c0’è anche l’inferno e in quel caso io finirei lì…a mangiare palle di fuoco,come mi raccontava mia nonna e ad essere frustato da Satana.


   
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